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Società - il Blog
L'informazione e la paura
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L'informazione e la paura
Ho interpretato questa giornata di blackout dell'informazione italiana come un'occasione per riflettere con amici sulla situazione attuale, ed ecco cosa ne è venuto. Accanto all'emergenza economica e all'urgenza impellente di risanare le finanze pubbliche nell'intera economia di mercato, s'impone, in Italia, un plesso di gravissime emergenze: la diffusione dell'illegalità, la corruzione ambientale, il disprezzo e il discredito per le leggi e le istituzioni pubbliche. Nel nostro Paese, il livello di disagio per le suddette questioni è altissimo.
A tal punto che l'Italia si segnala, nella classifica di Transparency International, al 63° posto nel mondo e al 27° in Europa. Come è stato detto da più parti, i vizi del nostro Paese sono collegati tra loro e si autoalimentano: la corruzione alimenta il costo della politica in maniera inusitata in altri Paesi; l'abuso di potere da parte di coloro che lo detengono alimenta la disaffezione e il cinismo verso la cosa pubblica e le istituzioni; l'illegalità ambientale mina alla base l'economia di mercato e qualsiasi forma di investimento alla luce del sole, eroso significativamente dall'economia sommersa. A ciò fa corpo un'evasione fiscale che smantella l'equità sociale e allarga la forbice dei redditi a dismisura. Questo, su tutto il territorio nazionale, con buona pace di chi anela alla chimera separatista. Se questa analisi è largamente condivisa, meno chiara è la diagnosi del problema. Ne indico una che fa corpo con la giornata di oggi, così significativamente drammatica per il nostro Paese: il motivo per cui i livelli di allarme sono stati ampiamente superati nel nostro Paese risiede nel linguaggio. Ciò che caratterizza, infatti, la nostra recente italianità è precisamente lo spregio per la parola, cui non corrisponde più alcuna realtà di fatto. Scollegata dai fatti, interiori come esteriori, la parola è diventata puro divertimento perdendo la sua serietà. Ad ogni livello e longitudine e latitudine alle parole non seguono i fatti. E viceversa. Il circolo virtuoso tra la realtà e le parole s'è frantumato dando luogo a una società un po' clownesca in cui tutti sono assolti. Da che? Azzardiamo una risposta veloce su cui certamente torneremo e già abbiamo posto la nostra attenzione: dalla paura. Il Paese ha paura principalmente di se stesso, delle responsabilità che la libertà recentemente conquistata comporta per essere all'altezza di sé. Perciò tende ad assumere un volto clownesco ben rappresentato dall'attuale classe dirigente. Non è un buon momento. Soprattutto perché i giovani sono vittime inconsapevoli di questa classe dirigente buffonesca. E nessuna agenzia educativa li sottrae alla malia: men che meno le famiglie, anch'esse ipnotizzate dalle proprie paure. Latitano le Chiese, paurosamente. È in devastante declino l'istruzione. Eppure, non tutto il paese è così. Avremmo però bisogno di una borghesia illuminata e seria. Ed è proprio questa a latitare senza rimedio. Suggerire un programma efficace di lotta alla corruzione e al degrado passando per uno sforzo giudiziario e amministrativo, come è stato recentemente suggerito, è pura demagogia. Quello che manca è la principesca apparizione dell'uomo. E questa può essere ritrovata solo dall'Arte e dalla Religione. Di questo abbiamo assolutamente bisogno: di custodi della libertà che abbiano il coraggio di uscire allo scoperto indicando agli erranti la via di una completa conversione dei costumi, dello sguardo, del cuore. Abbiamo bisogno di autentici coraggio e follia, non del conformismo che, lo sappiamo bene, è l'anticamera della dittatura.
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