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Il Signor T taglia il fieno - aggiornato
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Il Signor T taglia il fieno - aggiornato
A
kavyà figlio di Mahalalèl diceva: «Rifletti su tre cose e non giungerai mai a peccare: sappi da dove sei venuto, verso dove vai e dinanzi a chi dovrai rendere completamente conto delle tue azioni. Da dove sei venuto? Da una goccia putrida. Dove vai? Verso un luogo di polvere, vermi e lombrichi. Dinanzi a chi dovrai rendere conto delle tue azioni? Davanti al Re dei re, il Santo Benedetto Egli sia». Pirqé Avòt 3,1
«La falce suona», pensa il Signor T mentre recide i lunghi steli del prato davanti a casa di Andrea. «Li vedo cadere in un canto, e poi s'adagiano, come donne fragili e lascive sul letto, aspettando di essere colte». Il Signor T falcia il prato con il gusto di chi ristabilisce un ordine.
La casa, dopo il lungo abbandono invernale, rinasce di piccole cure: taglia il prato incolto, riapre l'acqua girando le chiavi indurite, dà la luce alle stanze inermi, rassetta i letti sfatti da tempo, lava le stoviglie impolverate dai legni rosi dai tarli. «Siamo come piccole formichine operaie» dice a se stesso guardando gli amici di sempre trasformarsi sotto il sole cocente. Un grumo di sudore: i muscoli stanchi del lungo far niente cittadino, come polli d'appartamento. Scrivanie. «Schiavitù d'oggi - riflette il Signor T - dimentica della fierezza del corpo». Zac! Zonck! Zac! Zonck! Zengh! La falce suona ancora nel giardino e gli alberi attorno sembrano berne il suono come fosse acqua. Ci osservano, immobili. Fremono di vita sotto il sole possente. Mentre noi ci sciogliamo osando piccoli ritocchi alla natura indifferente. Riponiamo gli attrezzi come un sol uomo gettandoci nudi sotto lo spruzzo d'acqua gelata che lava via i sudori, la povere, l'erba. Uomini. E il duro lavoro dei campi. Adamo non c'è, se non nella polvere e nel sudore che lo riduce a un fascio di nervi spezzati. Il seme si spezza e muore, così nasce Adamo. Non prima di morire. Solo dopo. E il lavoro ci procura la morte ogni giorno. C'è il decesso del pollo d'allevamento, dietro scrivanie che fanno di tutto per farcelo dimenticare. E il decesso spietato del contadino che sa ogni giorno la morte in agguato. E la coltiva, col coraggio di chi osa essere Adamo. «Non posso più amare questa rete virtuale che ci avvolge, rimandando il confronto» - pensa il Signor T, e dice agli amici - citando Nietzsche: «Da Copernico in poi l'uomo rotola dal centro verso la x». Sorride. Parlottano a frasi brevi, spezzate. «Non sono mai stato al centro - dice - dunque non posso rotolare lontano da esso». Noi forse pensiamo, e non faremmo certo un torto a noi stessi, che il centro del Signor T è la punta della freccia scagliata. Più che un centro, una punta tagliente. Perciò mortale. «Sono sempre stato un uomo del tramonto. Amo tramontare e provare il dolore di vivere, il rischio del figliol prodigo, piuttosto che la stupidità del fratello maggiore, del figlio irreprensibile, che mentre si pone al centro scava la fossa sotto di sé e uccide il suo prossimo». Il Signor T sorride scuotendo la testa: talvolta ha creduto nelle felicità che sorgono sull'infelicità altrui. Conclude il suo piccolo discorso: «Non sono una falce, non più». Prende una presa di tabacco, rolla una sigaretta e ne fuma ampie boccate mentre una chitarra intona "All the things you are" nelle ampie volte del bosco.
Passando per casa, tra un viaggio e l'altro, mi sono conesso a internet dopo un lungo e fruttuoso periodo di assenza e ho notato interpretazioni un po' splatter del mio post. Posso rassicurare i lettori: non è splatter e non cela insani propositi di violenza attuale. Il post parla della sporporzione inconsapevole e del dolore che genera. Tutto qui. In termini molto pratici, per evitare che persone un po' complessate equivochino, è sorto da un incontro casuale che ho fatto qualche tempo fa. Rivedendo con grande piacere una persona a me molto cara, mi accorsi che per lei, al contrario, fu un vero incubo. Arrossì, balbettò qualche parola sconnessa e letteralmente scappò, girando i tacchi tutta rossa in viso. Dal che mi venne di riflettere sulla sproporzione delle forze in campo, talvolta, negli affetti. Ne ho provato un intenso dolore e ho riflettuto a lungo sulle mie responsabilità. Il post è frutto di questa riflessione. Nulla di splatter, dunque.
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