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Il Signor T incontra Lei
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Il Signor T incontra Lei
Y
ossé, figlio di Yokhanàn di Yerushalayim, soleva dire: «La tua casa sia largamente aperta; i poveri siano come i tuoi familiari». Pirqé Avot, 1,5
Il Signor T è a casa di Vanna. Il viso di lei - una mite professoressa d'arte che ha conosciuta al mare - è incorniciato da una chioma di vivaci capelli dipinti di rosso. La bocca, leggermente a punta, pare un melograno spezzato. Anche se un po' avvizzita dal tempo, ha una sua bellezza intensa, segnata come una cartina geografica da una vita vissuta e spesa generosamente.
Un tempo, probabilmente, non l'avrebbe notata, per la strada, seduta sul bordo di un marciapiede. Ma ora, il Signor T la guarda con mite riconoscenza: quella donnina pare avere un cuore grande così, eppure, non si nota affatto. Buffo, pensa il Signor T, mentre varca la soglia della camera dove lo aspetta Lei, la donna thailandese ospite di Vanna. Ha solo trentanove anni e una vita tremenda alle spalle. Lei lo saluta con eleganza e leggerezza. «Strano - pensa il Signor T - non sembra affatto una creatura che abbia subito tanto dolore». Cercano di conversare in uno stentato italiano - Lei non parla altra lingua, a parte quella materna - e subito si sono un po' simpatici. Ma è un'intesa superficiale, ovviamente. Poi la donna gli mostra le foto della sua famiglia: il giovane sant'uomo è suo fratello, monaco buddista. Quell'anziano signore tutto secco e grinzoso suo padre. Ci sono due marmocchietti vestiti d'arancione, come fossero già monaci. Invece sono vestiti comuni, probabilmente acquistati in un grande magazzino, ma portati con tale semplice eleganza da sembrare tonache. Il Signor T si guarda intorno. Sono seduti sul letto della donna. Al posto della testata Lei ha collocato le fotografie del fratello. Ha l'aria ieratica e serena che ci si attende. Tutt'attorno sono ben disposte le fotografie degli altri familiari. Lei s'è presentata a casa di Vanna con enormi valige e alcuni quadri. È il suo mondo. Due valige e i quadri in cui ha posto le foto dei suoi cari. Sorride sempre con occhi vivaci: «Nessuno direbbe che questa donna è stata schiava, in Italia, nel giro della prostituzione» - pensa il Signor T. Si alza, saluta la donna unendo le mani, e l'invita a colazione insieme agli amici. Anche Lei si solleva dal letto. Pare una danza. Ogni movimento è composto ed elegante, come se muoversi fosse un rito per quel corpicino minuto. Il Signor T ha il cuore stretto: «Come possono averle fatto tanto male...» pensa. Lei ride e scherza e poi soggiunge - disegnando un breve cerchio col capo: «Sono una donna fortunata...». Il Signor T si guarda intorno e vede Vanna, Carla, Aldina e Paola. Annuisce con un sorriso. Sgambettano tutti a prendere un piccolo aperitivo in piazza mentre Lei sorride come una principessa.
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