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Il Signor T va al cinema
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Il Signor T va al cinema
E
gli soleva dire: «Non disprezzare nessuno e non ritenere strana nessuna cosa, perché non c'è nessuno che non abbia la sua ora e non c'è niente che non abbia il suo posto» Pirqé Avòt 4,3Il Signor T è andato al cinema con amici, in una sala da proiezioni laterale e semivuota. Siede a un passo dal Signor Vito. Anche lui, laterale. Si sono salutati con un sorriso. Si guarda intorno: ci saranno sì e no una ventina di persone a vedere questa meraviglia: Departures. Le luci si spengono. Non c'è pubblicità - siamo in un cinema parrocchiale, austero, dove quello che conta è il gesto dell'artista, non l'evento.
Il cinema sottrae campo a se stesso e cede spazio, impercettibilmente, alla narrazione, come un artista che ritragga una donna togliendole i vestiti per cedere posto alla bellezza assoluta. S'accendono i colori. La storia è di una dolcezza infinita. Il viaggio è estremo, quello dei morti. Il protagonista, Daigo, costretto a lasciare il suo impiego da violoncellista presso la filarmonica della città finisce per accettare il lavoro di thanatoestetista. Compone cadaveri. Per nulla felice di farlo, vergognoso tanto da non rivelarlo nemmeno alla giovane moglie, finisce quasi suo malgrado per amare quest'impiego a tal punto da perderla, disgustata del marito, delle sue mani, del puzzo di cadavere che promana dal nome: thanatos. Anche gli amici si allontanano e Daigo rimane solo. Di fronte alla disfatta della sua vita, pare cedere. Chiede le dimissioni al padrone davanti a un piatto di coglioni di pesce palla. Mortali, se cucinati male. Ne mangia, fidandosi dell'esperienza del vecchio, e torna al lavoro. Se si è disposti a rischiare la vita sulla parola, perché non curarsi di coloro che l'hanno persa? Il Signor T guarda incantato quell'omino che carezza amorevolmente i corpi inanimati. Lunghe, seriche, carezze sui corpi esangui che paiono ritrovar vita per quel gesto di amore sublime quanto inutile. La pietà appare come una carezza offerta a chi non può che riceverla. Carezza però anche la moglie, che ritorna, e gli amici di un tempo, ora vinti dall'amorevole dolcezza di quelle carezze. Nella forma sublime della pietà, l'amore vince ogni dolore, conquista ogni cuore, sana ogni ferita. Il dono delle lacrime riga il volto del Signor T. Il film gli appare talmente bello che vorrebbe vederlo senza sonoro, muto. Infine, le luci si svegliano. Il Signor T rimane fermo, incantato. Anche la sala è muta. Nessuno osa muoversi per qualche istante, come fossero figure senza tempo. Più che corpi, anime. Sottratte al tempo. Sospese. Quando l'incanto si spezza, il Signor T si alza, cerca intorno altri occhi. Paiono barchette nel grande mare, smarrite. Il Signor Vito e il Signor T si salutano, con una lacrima, ed escono. Anche le anime si parlano, senza però emettere alcun suono. La notte, gentile, avvolge quei piccoli uomini instupiditi dall'arte, assolvendoli.
Departures su wikipedia.
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