Martedì Settembre 07 , 2010
vaiLezioni

Pubblichiamo un breve saggio sul rapporto fra filosofia e teologia in Karl Barth.

vaiIl silenzio in Marco

Un breve saggio sul silenzio come elemento teologico costitutivo della teologia di Marco.

vaiPaideia

Poche battute sul programma educativo integrale.

vaiChiara e Francesco

La logica del sogno: rimaner tale.

vaiSeduzione

La leggerezza della seduzione femminile in due piccole righe.

vaiI racconti

Brevissimi racconti in cui trovate il gusto dell'assurdo caratteristico della condizione umana coniugato con la leggerezza dei pochi tratti di penna che dipingono i personaggi.

vaiIl Signor T

Il Signor T è un funambolo cui riesce di vivere spezzato. Pochi tratti dipingono un personaggio malinconico e leggero insieme che costituisce l'antitipo dell'uomo di successo.

vaiLe sentenze

I tratti caratteristici della società di massa pennellati con leggera acutezza. Un piccolo panel di sentenze postmoderne ispirate all'Uomo senza qualità che passeggia per le nostre strade.

Talismano della felicità - Racconti - il blog

Il signor T

Una mattina, il signor T ricevette la visita di un ladro. Questi gli disse: "Vorrei il tuo naso, per favore". Lo disse così gentilmente che il Signor T subito si sfilò il naso dalla faccia e glielo diede con un largo sorriso. "Grazie", fece quello, e ,facendo mostra di aver gradito, se ne andò. Il giorno dopo, di buon mattino, il ladro si ripresentò a casa del Signor T che fu subito felice di vedere l'amico visitatore. Così gli disse: "Sono proprio lieto di vederla caro signore, cosa posso fare per lei?". E quello gli rispose: "Mi piacerebbe tanto avere anche le sue guance, sono proprio colorite e belle!". "Ma certo", fece il signor T che ormai ci si divertiva parecchio, "Non è che gradirebbe qualcos'altro? Ho qui due mani meravigliose che farebbero proprio il caso suo". Così avvenne: il signor T tutto soddisfatto congedò il ladro con un fagottino pieno di guance e mani. Il giorno dopo, di buon mattino, puntualmente, si presentò il ladro. Questa volta fu così entusiasta di rivedere il signor T che si prese tutto quel che c'era nell'appartamento dicendo che erano cose da nulla, che non l'interessavano se non come ricordi del signor T. Questi ne fu così lusingato che aderì con piacere all'iniziativa e si mise a chiamare i facchini per far portare via le cose. Siccome era un uomo dabbene fece tutto con gran cura e premura. Alla fine contemplò la sua casa vuota tutto soddisfatto e si disse: "Chi trova un amico trova un tesoro!". E si compiacque di come la vita gli arridesse da un po' di tempo a questa parte. Venne un giorno in cui il ladro rivolse al signor T una richiesta singolare: "Dammi il cuore!". Mentre scappava a gambe levate, il signor T si tastò il petto e con costernazione scoprì che era vuoto.
 

Claudicanza

È stato detto di me, ancora in fasce: "è, ma potrebbe non essere". Claudicante dalla nascita. E sono cresciuto forte e armonioso, mite di carattere. Mi hanno nutrito la dedizione e la cura straordinarie di mia madre. Mio padre mi ha dato la gioia del piccolo. È stata lei la prima ad eleggermi, il primo Amore. Se sono vivo lo devo all'incondizionata cura di cui ha sempre saputo e voluto darmi prova. Lui mi ha donato l'infinita mitezza di cui è sempre stato pervaso. Mi ha insegnato a chinarmi dolcemente sul mondo, piuttosto che a cercare di dominarlo erto. Forse per tutto questo sono sempre stato persuaso che il tipo dell'eletto porti un qualche segno di minorità, una menomazione su cui l'Altissimo si chini amorevolmente e da cui gli uomini potrebbero trarre una storia priva di sangue. Forse per questo non mi hanno fatto altro che orrore le adunate oceaniche, le folle, l'indistinta serie del mondo, umano o meno che sia. Forse per questo ho sempre amato la religione piuttosto che la filosofia; per il suo carattere meravigliosamente personale, il sangue caldo, i colori, che nessuna filosofia ha mai saputo avere. Per questi ricordi, che affiorano ora con vividezza devo molto al rabbino H. Baharier e alle sue gentili lezioni  ai milanesi. Voglio ringraziarlo, naturalmente. Non avrei nemmeno accostato l'intreccio ebraico del testo senza altri occhi, che è bello sapere esistano.
 

La gru

Il primo chiaro ricordo che ho di me stesso si posa su un oggetto. Era il giorno del mio sesto compleanno, quindi era del tutto naturale che ricevessi regali e attenzioni. Quell'anno ebbi in regalo una gru di Meccano e per me fu il segno stesso della mia esistenza al mondo: il Meccano mi donò a me stesso e, siccome prima non c'ero, ora ci fui. Semplicemente incominciai ad avere una storia. Ricordo una sensazione di gran luce, di calore intenso, di premura e amore che ancora m'accompagnano, indimenticati. Di dove venissero è difficile dirlo: non dalla gru, che certamente doveva avere un aspetto solido ma perfettibile, come tutti i manufatti. Non dai miei cari, visto che non rientrano nella scena se non come una presenza immeditata. Era di fatto la prima volta che scoprivo il mondo come un altro da me, e il farlo diventava costitutivo del mio sguardo, sia che lo rivolgessi alla cosa che a me stesso. Insomma, sono venuto una seconda volta alla luce condotto dalla prima considerazione sull'Essere: c'è, è là, prima ancora che io lo voglia e al tempo stesso, imponendosi come altro da me, istituisce il mio spazio, il limite illuminato della mia coscienza, il "tu sei" che io stesso sono. Di qui, con tutta probabilità, provenivano luce e calore: come in un motorino la dinamo consente un secondo scoppio dopo il primo vagolio del motore, l'accendersi della coscienza illumina la via a se stessi e scalda il cuore. Curioso come in me la sua comparsa sia associata a un dono ricevuto, un po' come ciascuno di noi associa Adamo al giardino terrestre apparecchiato da Dio "perché lo coltivasse e lo custodisse". E in effetti, fermandomi un pochino a riflettere pare anche a me che la gru mi fosse donata "per coltivarla e custodirla" finendo per custodire e coltivare così anche me stesso: e in sostanza questa dovette essere la mia percezione della cosa visto che ho sempre interpretato la mia presenza nella vicenda umana come un compito e una sfida. Già, perché chi regala non può non voler essere affrontato, trovato al di là del dono, eppure si nasconde dietro di esso, sfidandoti a trovarlo. I doni sono così: offrono premura e dedizione nel tempo stesso in cui celano e oscurano la vista. Ero bambino e caddi subito nell'orizzonte della cosa. Perché anche le cose hanno un che di meraviglioso e terribile: le puoi disfare e più non sono, le puoi conservare e allora mai sono state, le puoi usare e allora sfiniscono col tempo, le puoi dimenticare e allora non hanno futuro, e in tutte queste possibilità si nasconde la malinconia della differenza che alla fine s'incunea tra te e il Creatore come l'Ingiustizia radicale: perché io non sono Te? Sono stato, come si può capire, un bambino sottilmente malinconico.
   

Pagina 13 di 13

Briciole teologiche

Colui che ha voluto il mio essere non sapeva di volerlo 

Le poesie

PoesiePremi qui per andare alla pagina

Talismano della felicità vi offre una serie di poesie leggere e delicate il cui scopo è celebrare la vita come solo lo sguardo di un bambino sa fare. Si cresce, certo; per scoprire che la vita è degna di essere vissuta con lo sguardo del bimbo.

Sentenze

SentenzePremi qui per andare alla pagina

Talismano della felicità offre una serie di brevi riflessioni nella prospettiva di una critica del contemporaneo mondo delle società di massa.

Scarica i file

DownloadPremi qui per scaricare i documenti

Talismano della felicità vi offre una pagina dedicata dove reperire i saggi e le ricerche sinora prodotte e quelle future.