Martedì Settembre 07 , 2010
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Pubblichiamo un breve saggio sul rapporto fra filosofia e teologia in Karl Barth.

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Un breve saggio sul silenzio come elemento teologico costitutivo della teologia di Marco.

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Poche battute sul programma educativo integrale.

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La logica del sogno: rimaner tale.

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La leggerezza della seduzione femminile in due piccole righe.

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Brevissimi racconti in cui trovate il gusto dell'assurdo caratteristico della condizione umana coniugato con la leggerezza dei pochi tratti di penna che dipingono i personaggi.

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Il Signor T è un funambolo cui riesce di vivere spezzato. Pochi tratti dipingono un personaggio malinconico e leggero insieme che costituisce l'antitipo dell'uomo di successo.

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I tratti caratteristici della società di massa pennellati con leggera acutezza. Un piccolo panel di sentenze postmoderne ispirate all'Uomo senza qualità che passeggia per le nostre strade.

Talismano della felicità - Racconti - il blog

I primi passi del Signor T

S

e credete che il Signor T sia un perdigiorno sfaccendato, vi sbagliate di grosso. Anche una testa ignorante di grammatica dovrebbe sapere che se il Signor T s'affaccia dalla terrazza della sua casa a mare, significa che la casa è sua, che la possieda o meno; ci vive per quello che parrebbe essere un piacevole periodo di vacanza che lui interpreta da par suo come un "riposare in se stesso" e non un piuttosto come un "riposare dalle fatiche", semplicemente perché il Signor T non svolge un lavoro di fatica. Saprete anche capire al volo che deve svolgere una professione dove in qualche modo ciò che conta è l'educazione di sé, il buon gusto, una delicata ironia, una raffinata estetica condita da una certa ristrettezza di mezzi che però non deve dare pensieri eccessivi al Signor T vista la sua naturale inclinazione a dar importanza al "come" si vive piuttosto che al "ciò" che si vive. E fa male, voi penserete, perché alla fine per tutte le persone dabbene ciò che conta è proprio il che cosa e non l'essere. Così va il mondo, ma il Signor T non se ne preoccupa punto, come ben si vede, e si concede quello che per i più è un lusso sconosciuto: al posto di rigar diritto come un tram sui binari per una sana ma prevedibile vita, lascia che questa trascorra in lui trapassandolo da parte a parte, come una spada. Insomma, quello che infervora i lettori accaniti di straordinari romanzi che però si guardano bene dal fare, lui invece lo fa, vivendo come il personaggio di un libro, scosso da tutto il periplo delle emozioni possibili. Naturale che a tratti ondeggi come canna scossa dal vento. Vero è che ora il Signor T più che essere scosso dal vento, ne è stato sradicato, con tutti i guai che la faccenda comporta. Per come conosco io il Signor T la cosa sta pressappoco in questi termini: se uno si trova ad esser sradicato significa che è giusto esserlo. O, se volete, nel suo esile ma schietto linguaggio: "il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore". Così ragionava dando seguito alla propria malinconica esistenza. E chi siamo noi per giudicare quale strada debba percorrere un uomo che si trovi ad esser sradicato sin nelle fondamenta? Esser sradicato significa: non aver più radici. È una sventura, non c'è dubbio. Forse voi penserete che sia saggio scavalcarla e passar oltre. Io certo so che a volte è bene farlo e molti lo fanno. Non così il Signor T, che valuta le cose da un punto di vista affatto signorile: se un treno in corsa t'investe, chiediti seriamente perché sia successo, lascia che il male proceda sin dove vuole e deve, perché tutto, senza eccezione, appartiene a Dio e sempreché - beninteso - tu abbia modo di sopravvivere. Questo in teoria, naturalmente, perché pure il Signor T ondeggiava paurosamente tra l'eroico amor fati che l'ispirava e una certa fifa blu che gli ottenebrava il cervello. Così sono gli uomini, orrido miscuglio di vizi e virtù. Per mia fortuna non sono fatto di carne e di sangue, Dio me ne scampi, e quindi non so nulla di un tale malcerto ondeggiare. Ma se ne scrivo è perché - il lettore l'avrà certo capito - nutro una sorta di umana pietà per come il Signor T affronta il colpo che la vita gli ha inferto e il suo pencolare mi è caro come a un padre commuove l'incerta andatura del proprio rampollo ai primi suoi passi. Perché, se anche il Signor T avesse cent'anni suonati, i suoi sono pur sempre i primi passi in quel corpo sghembo e ridotto a metà.
 

I viaggi del Signor T

T

alvolta il Signor T s'affacciava alla terrazza sul mare, pencolando fuori dalla balaustra come una bandiera a mezz'asta. Un po' per nostalgia, un po' per ammirare il bel volo dei gabbiani, un po' perché avrebbe voluto poter prendere il vento; e per com'era leggero ed esile avreste potuto giurare che un refolo più insistente l'avrebbe davvero portarlo con sé. Ma non a tutti era dato vederlo mentre stava là fermo, percorso da un fremito. Forse un bambino, l'avrebbe potuto, o un anziano dallo sguardo ancora sicuro, che avrebbero detto a se stessi: "Guarda là!", col capo rovesciato all'insù, fisso nel cielo, dove lui si stagliava vago, come un sogno, o un angelo d'altri tempi. Ma lui non ci faceva troppo caso: sorrideva a quegli sguardi infantili e già veleggiava lontano, nell'intimità di una casa dove i bimbi giocano, il sapore di cucina invade le stanze, una bimba sghemba come lui mette in fila i suoi giochi e con occhi spalancati si chiede: "C'è veramente il male?". Poi torna a pencolare dolcemente rientrando in casa e gli sfugge un sospiro, scuote delicato la sua mezza calotta cranica, perché non caschi e si frantumi per terra e, ondeggiando, si siede a tavola, consumando il suo pasto leggero. Potete star certi che la sera sarà lunga per lui, perché il Signor T non sa che ubbidire ai suoi malcerti umori, come se per lui la vita non sia altro che un costante restare appeso alla necessità, anche se, con quel suo certo non so che di buffo e forse anche di comico suggerito dall'andatura bizzarra e svolazzante, non direste mai possa essere fedele a qualcosa, men che meno a se stesso. Ma così è delle anime sradicate: esse non hanno radici che in se stesse, non possedendo nulla di stabile e duraturo, se non la propria delicata esistenza, ch'esse coltivano come un tesoro; e anche questa è un'illusione prospettica, perché non c'è ritegno alcuno nella realtà che ignora cosa sia il bisogno di sussistere della nostra personalità. Ma appunto per questo il Signor T vive e insiste nell'oasi di chi non teme la morte sebbene la sua sola figura sbilenca paia una mano tesa a ricevere l'elemosina.
 

Le Conversazioni del Signor T

I

l Signor T sapeva essere un eccezionale conversatore, se ne aveva il destro. Anche se in effetti quando era del tutto intero poteva essere stato un pochino noioso e prevedibile con quel suo contemplare la propria perfetta metà come un ebete, ora che ne era privo si riscopriva un oratore appassionato, ma soprattutto curioso e attento, capace di veri guizzi di modesta attrazione per le argomentazioni altrui. Era dunque non solo un buon oratore, ma anche e soprattutto un attento ascoltatore. Così manifestava nella conversazione i propri interessi e passioni disegnando col proprio esile corpo ampi cerchi nell'aria, come fosse un compasso, misurando con ampie linee intersecanti tutto quel mondo che era oggetto di vaglio e giudizio, formulando frasi ellittiche e a spirale, con eleganti circoli ermeneutici e prolessi acute. Oppure meditando tra densi cerchi di fumo che si posava come una nuvola sulla conversazione per poi piovere giù in uno scroscio di affermative e interrogative indirette come uno spettacolo pirotecnico. Anche voi, se l'aveste visto, avreste detto che quell'omino a metà era proprio uno spasso d'arguzia capace di menare fendenti come fosse un duellante e allo stesso tempo di ruminare pensoso gli arzigogoli altrui e montare un discorso geometrico come una costruzione di lego ma che il suo cuore scoperto faceva pulsare di vita e di sangue e odorare di terra.
   

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Briciole teologiche

La totalità perduta prende il nome di inzio. Saperla tale, significa sperarla possibile. 

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Talismano della felicità vi offre una serie di poesie leggere e delicate il cui scopo è celebrare la vita come solo lo sguardo di un bambino sa fare. Si cresce, certo; per scoprire che la vita è degna di essere vissuta con lo sguardo del bimbo.

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Talismano della felicità offre una serie di brevi riflessioni nella prospettiva di una critica del contemporaneo mondo delle società di massa.

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