T
alvolta il Signor T s'affacciava alla terrazza sul mare, pencolando fuori dalla balaustra come una bandiera a mezz'asta. Un po' per nostalgia, un po' per ammirare il bel volo dei gabbiani, un po' perché avrebbe voluto poter prendere il vento; e per com'era leggero ed esile avreste potuto giurare che un refolo più insistente l'avrebbe davvero portarlo con sé. Ma non a tutti era dato vederlo mentre stava là fermo, percorso da un fremito. Forse un bambino, l'avrebbe potuto, o un anziano dallo sguardo ancora sicuro, che avrebbero detto a se stessi: "Guarda là!", col capo rovesciato all'insù, fisso nel cielo, dove lui si stagliava vago, come un sogno, o un angelo d'altri tempi. Ma lui non ci faceva troppo caso: sorrideva a quegli sguardi infantili e già veleggiava lontano, nell'intimità di una casa dove i bimbi giocano, il sapore di cucina invade le stanze, una bimba sghemba come lui mette in fila i suoi giochi e con occhi spalancati si chiede: "C'è veramente il male?". Poi torna a pencolare dolcemente rientrando in casa e gli sfugge un sospiro, scuote delicato la sua mezza calotta cranica, perché non caschi e si frantumi per terra e, ondeggiando, si siede a tavola, consumando il suo pasto leggero. Potete star certi che la sera sarà lunga per lui, perché il Signor T non sa che ubbidire ai suoi malcerti umori, come se per lui la vita non sia altro che un costante restare appeso alla necessità, anche se, con quel suo certo non so che di buffo e forse anche di comico suggerito dall'andatura bizzarra e svolazzante, non direste mai possa essere fedele a qualcosa, men che meno a se stesso. Ma così è delle anime sradicate: esse non hanno radici che in se stesse, non possedendo nulla di stabile e duraturo, se non la propria delicata esistenza, ch'esse coltivano come un tesoro; e anche questa è un'illusione prospettica, perché non c'è ritegno alcuno nella realtà che ignora cosa sia il bisogno di sussistere della nostra personalità. Ma appunto per questo il Signor T vive e insiste nell'oasi di chi non teme la morte sebbene la sua sola figura sbilenca paia una mano tesa a ricevere l'elemosina.I
l Signor T sapeva essere un eccezionale conversatore, se ne aveva il destro. Anche se in effetti quando era del tutto intero poteva essere stato un pochino noioso e prevedibile con quel suo contemplare la propria perfetta metà come un ebete, ora che ne era privo si riscopriva un oratore appassionato, ma soprattutto curioso e attento, capace di veri guizzi di modesta attrazione per le argomentazioni altrui. Era dunque non solo un buon oratore, ma anche e soprattutto un attento ascoltatore. Così manifestava nella conversazione i propri interessi e passioni disegnando col proprio esile corpo ampi cerchi nell'aria, come fosse un compasso, misurando con ampie linee intersecanti tutto quel mondo che era oggetto di vaglio e giudizio, formulando frasi ellittiche e a spirale, con eleganti circoli ermeneutici e prolessi acute. Oppure meditando tra densi cerchi di fumo che si posava come una nuvola sulla conversazione per poi piovere giù in uno scroscio di affermative e interrogative indirette come uno spettacolo pirotecnico. Anche voi, se l'aveste visto, avreste detto che quell'omino a metà era proprio uno spasso d'arguzia capace di menare fendenti come fosse un duellante e allo stesso tempo di ruminare pensoso gli arzigogoli altrui e montare un discorso geometrico come una costruzione di lego ma che il suo cuore scoperto faceva pulsare di vita e di sangue e odorare di terra.










