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ittày Haarbelì diceva: «Allontanati dal cattivo vicino; non ti associare al malvagio; non scoraggiarti in merito alla Sua punizione». Pirqé Avòt 1,7I
l Signor T, per quanto sia buffo e anacronistico il venirlo a sapere, è di nobili origini, ultimo rampollo cadetto di una stirpe presente già ai tempi che furono di Carlo Magno. Erede solo di un delicato profumo, per la verità. Non di nome, né di fatto, ovviamente. Eppure la Storia si affacciava alla sua vita quando tutto proteso in avanti s'abbeverava ai racconti della Marchesa, sua nonna; ed era una fonte dolcissima a cui s'inchinava bevendo incantato all'età in cui una reggia è più viva e presente dell'appartamento a quattro stanze in cui si passa il tempo giocando a rimpiattino coi fratelli. Erano racconti epici, interminabili come una linea retta quando vien vista con gli occhi di un piccolo; e il Signor T pareva andasse in una palestra d'eroi o di maghi, o forse, piuttosto, di esili Don Chisciotte disegnati con un solo tratto di matita. Tutto imparava da lei: la vita, il passato, la morte, la santità, l'onestà, il pudore, persino l'amore, in un caleidoscopio che pareva non lesinare sorprese tanto era bello. Ascoltarla era come entrare in biblioteca. Amarla, visitare, col nasino all'insù, una bottega di spezie. Era tonda, enorme, e il piccolo Signor T vi si perdeva in un solo dei suoi abbracci, come un esile filo d'erba in un prato. "Ma cos'era dunque la Storia che lì faceva il suo corso? E ancora: ha un corso nella mia sghemba andatura?" - si chiedeva il Signor T sul far del tramonto. E subito rispondeva a se stesso: "È di certo spaziare come un punto su una linea che copre tutte le epoche e m'affratella a ciascuno. Un punto x che esplode oltre se stesso, come una sorta di Big Bang da tasca che ciascuno può portarsi appresso come biancheria intima. La Storia è questione di spazi. Ciascuno ha il suo, più o meno grande. Ma è anche un ladro, sia pur gentiluomo, perché di tutti coloro che sono già stati non si possono seguire le strade su cui pure ci s'incammina sbilenchi. Cavalieri, mecenati, avvocati, mercanti, proprietari di terre, vescovi e re, sono stati l'infanzia. A chi dunque votare il mio sguardo? Non rimane che un ultimo salto e volar sulla luna", ragionava il Signor T inclinato dolcemente come una statua del Buddha coricata su un fianco. "Così - rifletteva - in quella virgola d'erba, s'affacciò l'amore per cose impossibili come rette ricurve e ferri lignei e il passo incerto e sghembo di chi sa che a cercar non si trova ma chi non cerca, viene certo trovato". E tuttavia, sebbene questi pensieri gli dessero un lungo momento di sollievo dalle proprie pene, la Storia non raddrizzava l'animo storto del Signor T più di quanto non lo facesse la lettura di un libro, una pozza di mare blu, il volo leggero dei gabbiani nel cielo assoluto sopra il grande mare. Solo, s'affacciava per la prima volta un'idea di sé che non coincideva con la propria natura spezzata, sebbene la cicatrice che lo divideva verticalmente a metà fosse ancora del tutto visibile e crudelmente reale. Ma era già qualcosa poter insinuare in quelle pieghe brutali il dubbio di non bastare a se stesse. Così, fremendo delicatamente, il Signor T ritrovava un po' di tenerezza per la propria fragile caricatura, ed emetteva una risata storta, come a dire: "Eppure, rido!".










