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ul far del tramonto, dopo una lunga e serena scampagnata in montagna, il Signor T e un'esile signora hanno colto insieme i mirtilli per l'inverno: un profumo d'estate che vuole perseverare nel rigore dei mesi freddi scaldando il corpo come se il sole potesse ancora indugiare sulla tavola imbandita, i ragazzini vocianti, l'andirivieni dalla cucina, il Signor T e la signora curiosi dei ricordi di queste ore e, chissà, forse, qualche sorriso gentile tra loro. Ma questo è il futuro incerto. Il presente vede il campo inondato di sole, il Signor T e la signora zampettare come aironi col loro bottino tra i fili d'oro del prato fino all'ombra dell'albero dove si posano i bambini come farfalle. È un attimo di lieta felicità. Lei ora ha le spalle dorate dal sole, posata sul prato biondo, come un fiore di campo, ad occhi chiusi. Lui la fotografa, fotografa il granchietto che gioca all'ombra del grande albero alle loro spalle. Mostra le foto alla signora e sorridono. Il Signor T avrebbe sempre voluto una bimba. Questa ha due occhioni che sembrano pozzi profondi. È bella e capricciosa, come tutte le bimbe in tenera età. Pare dire a se stessa "Sono io la più bella del reame!". Il Signor T fotografa ancora un po' e poi ripone la macchina. Ondeggia su un fianco, si sdraia, chiude gli occhi, fuma ampie boccate di pipa e tace a lungo. Poi riapre gli occhi sul cielo immenso che lo guarda. Ora è malinconico. Quanti cieli l'hanno visto posato come un giglio sul campo. A nessuno però è mai appartenuto fino in fondo. Così è per ciascun uomo, a ben vedere. Possiamo vedere solo il quotidiano, impegnarci per il presente, giacché il futuro sfugge a qualsiasi decisione, anche la più sacra. E sebbene tutti noi crediamo di vivere come sospesi a noi stessi, in definitiva, non è vero nemmeno questo. Ciò che possiamo volere è che il presente sia. Null'altro. E che sia come Dio lo vuole. Questa è la preghiera perfetta: che ciò che è, sia e sia voluto così com'è dal padre dei cieli. Il Signor T, pencolando lieve, riprende il cammino verso casa, saluta schermendosi la signora che gli sorride e lo invita ad unirsi a lei dopo cena. Lui la invita in montagna, a veder le stelle coi bambini, perché la piccola non ha mai visto una stella cadente e immagina già le sue grida di entusiasmo se il cielo fosse spaccato a metà solo per lei, quella sera.I
l Signor T oggi ha raccolto i ricordi, le memorie, i disegni, le fotografie, i bigliettini, i piccoli oggetti con cui ha condiviso la meraviglia di un amore finito. Ha pianto a dirotto come un bambino circondando di una velina azzurra un pacchetto di foto; ha riso amaro di un grumo di sale pizzicato sull'orlo del mare; ha guardato con aria infelice i ricordi del viaggio più bello della sua vita pensando che anche uno scantinato sarebbe stato lo stesso con lei, ma che in definitiva era tutto finito. E l'ha seppellita. Un funerale in piena regola in una deliziosa scatola blu impacchettata con cura nel bianco assoluto. E avreste dovuto vedere come ondeggiava malcerto... Ci sono momenti che il cuore non regge. E così, anche lui riposa laggiù mentre il Signor T si domanda se mai batterà di nuovo. Ci sono lutti più ingiusti dei lutti, perché voluti. Così par di morire più volte e la morte fisica è nulla in confronto. C'è una scatolina che dice di anni d'amore delizioso, di provvida cura, come fosse una gemma. Anche questo è finito. Nulla è bastato a fermarla, ad esser voluto. Eppure un tempo anche il Signor T sembrava l'eletto ai suoi occhi. A nulla è valso. Le strade si spezzano come tranci di anima. Una di qui, l'altra di là. E non c'è pace che possa ridare inizio a un viaggio concluso. Concludere significa: chiudere insieme. Ma se il viaggio è interrotto da uno mentre l'altro ancora ama, si è esclusi. Da che? Dalla bellezza del mondo. Nulla è bastato fermarla. Così, il Signor T oggi si sente un nulla di omino di fronte alla bellezza di un mondo che non è più per lui. La sua vita può stare tutta in una scatola di qualche decimetro e lui la guarda come una specie di sciocco di paese la cui unica certezza è l'amore vissuto. Ed è stato grande per lui, così grande che altro pare non possa esserci più. Eppur così piccolo, che il cielo può stare laggiù, non visto, incurante del tempo che passa. Ed è meglio così, gli pare. E chiude la porta.










