Domenica Settembre 05 , 2010
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Pubblichiamo un breve saggio sul rapporto fra filosofia e teologia in Karl Barth.

vaiIl silenzio in Marco

Un breve saggio sul silenzio come elemento teologico costitutivo della teologia di Marco.

vaiPaideia

Poche battute sul programma educativo integrale.

vaiChiara e Francesco

La logica del sogno: rimaner tale.

vaiSeduzione

La leggerezza della seduzione femminile in due piccole righe.

vaiI racconti

Brevissimi racconti in cui trovate il gusto dell'assurdo caratteristico della condizione umana coniugato con la leggerezza dei pochi tratti di penna che dipingono i personaggi.

vaiIl Signor T

Il Signor T è un funambolo cui riesce di vivere spezzato. Pochi tratti dipingono un personaggio malinconico e leggero insieme che costituisce l'antitipo dell'uomo di successo.

vaiLe sentenze

I tratti caratteristici della società di massa pennellati con leggera acutezza. Un piccolo panel di sentenze postmoderne ispirate all'Uomo senza qualità che passeggia per le nostre strade.

Il giovane Giuseppe - premessa

Alla domanda: «Che cerchi?» che uno sconosciuto gli rivolge in aperta campagna (Gn 37, 15-16), Giuseppe risponde: «Cerco i miei fratelli». La risposta arriva prontamente, è vero, e certo risuona in essa un’ovvietà: Giuseppe ha certamente dei fratelli e si trova appunto in aperta campagna per recarsi da loro secondo una precisa richiesta del padre, Giacobbe. Tuttavia, il legame presupposto dalla risposta appare troppo ovvio per essere così scontato e il lettore che abbia prestato attenzione all’antefatto non può non rimanere perplesso.
In effetti, più che a un legame pieno e goduto, sembra che il passo si riferisca a un rapporto solo alluso e forse già irrimediabilmente compromesso. I fratelli di cui Giuseppe è in cerca, infatti, sono amareggiati con lui (Gn 37, 4.5.811), esasperati a tal punto da trasformarsi in bestie feroci (Gn 37, 33). Non è dunque un legame ovvio e scontato quello che la scrittura descrive, bensì una relazione oscura e feroce tratteggiata in termini piuttosto realistici e disincantati, un vincolo già dato e tuttavia perduto e da ricercare nuovamente. Non sorprende, in effetti, che la scrittura tratteggi in tal modo il legame fraterno. In esso si celano paurose cadute e devastanti tragedie, come ben sa il lettore di Gn 4, 1-16, la storia paradigmatica di Caino e Abele che qui ritrova attualità sondandone tutta la complessità in una rilettura che compone un vero e proprio poemetto dedicato al legame fraterno in seno alla bibbia. E tuttavia la nostra attenzione ancora si deve soffermare su un particolare significativo della narrazione per cogliere appieno i protagonisti del dramma. Se il fuoco del passo è tutto su Giuseppe e se il padre è il mandante del suo viaggio alla ricerca dei fratelli ormai imbestialiti, un altro protagonista si fa strada tra le righe. Uno sconosciuto domanda l’essenziale: «Che cerchi?». Un uomo che viene dal nulla incontro a Giuseppe e lo interroga sulle sue reali intenzioni, ne sollecita la coscienza a riconoscere e determinare l’oggetto della ricerca, togliendolo dalla sua indeterminatezza. In due soli versetti la scrittura squaderna il dramma di una relazione ovvia ma non goduta, indeterminata fino ad essere sbiadita sullo sfondo della coscienza dell’eroe protagonista. Un ruolo, questo, che Thomas Mann assegna a un angelo, una guida i cui tratti risultano molesti e scortesi, perfino inopportuni (Th. Mann, Il giovane Giuseppe, 1997, pp. 131-142). E, in effetti, il ruolo ingrato della guida è appunto quello di condurre il giovane Giuseppe a riconoscere nel legame fraterno spezzato qualcosa di decisivo per sé. Un ruolo di cui Giuseppe ha bisogno. Di qui le tinte fosche del passo: c’è ormai bisogno di una guida per ritrovare quello che non si sarebbe mai dovuto perdere. Una guida che non indulge in facili discorsi consolatori, bensì critica perfino il legame paterno tratteggiando l’identità di Giacobbe in modo grottesco affinché il figlio prediletto ritrovi col proprio aiuto la «giusta via» e possa giungere alla meta. Ciò che è in questione, qui, dunque, è anche il legame che il figlio intrattiene col padre. Un padre che non esita a mandare il figlio presso i fratelli pur sapendo che essi lo odiano. Il lettore di Gn 4 non può che trasalire: l’odio è sentimento che prelude all’omicidio. Perché mai Giacobbe vorrebbe in cuor suo una tale tragedia?

Così, in due soli versetti il dramma è tratteggiato con suprema maestria. Tutti gli elementi sono posti in essere: un padre inquieto, un figlio prediletto, dei fratelli imbestialiti, una guida accorta. Non resta che tirare le fila e mostrare come persino il prediletto arrogante e presuntuoso possa essere convertito alla volontà di Dio. Ma appunto, sullo sfondo non è questo l’interrogativo che inquieta il lettore? Perché mai Dio scelga proprio questo tra tutti? Perché il più ambizioso? Perché il più ingiusto? O forse bisognerebbe chiedersi perché l’elezione comporta un tale sfacelo di relazioni umane? Cosa soggiace ad essa sì da condurre l’uomo per così incerti sentieri? È forse una tentazione non solo per coloro che ne sono esclusi ma anche per coloro che ne sono protagonisti? E non è forse vero che, ultimamente, è l’autore dell’opera il vero eletto, capace addirittura di ironizzare sui protagonisti, umani o divini che siano? O addirittura essa non è una tentazione per Dio stesso? A questo livello teologico-teologico allude appunto l’opera di Th. Mann. 

Bibliografia:

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Briciole teologiche

Il corpo è l'esser ancora là della parola: il suo ora in uno spazio noto e mantenuto. 

Stili del Cristiano

Coerentemente con la sua originaria collocazione nell'attività didattica, questo libro intende mostrare come la fede cristiana sia capace di promuovere l’intelligenza, non di deprimerla, smentendo il luogo comune che contrappone fede e sapere.

Talismano della felicità

Talismano della felicità era un libro di Ada Boni che mia madre ebbe in eredità da una vecchia e deliziosa zia. Mi ha accompagnato lungo la vita come nome di una gioia che gli déi stessi fanno in cucina.

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Talismano della felicità vi offre una serie di poesie leggere e delicate il cui scopo è celebrare la vita come solo lo sguardo di un bambino sa fare. Si cresce, certo; per scoprire che la vita è degna di essere vissuta con lo sguardo del bimbo.

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Talismano della felicità offre una serie di brevi riflessioni nella prospettiva di una critica del contemporaneo mondo delle società di massa.

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