Leggi tutto: Giuseppe il nutritore - considerazioni conclusive
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Talismano della felicità - Lezioni - il blog
Nell'icona, il volto di un'anima votata a Dio è il suo sguardo. In esso appare la somiglianza a Dio, che è
il nostro più intimo patrimonio, modellando il volto dell'anima santa in quanto tale,
trasfigurandolo in testimonianza incarnata della realtà divina. Così due misteri si allacciano
come in matrimonio e la santità di Dio e il mistero insondabile della nostra somiglianza a Lui diventano
una sola cosa rivelata dallo sguardo che, come una porta, rende accessibile il divino all'uomo e
questo a Dio. Lo sguardo, infatti, in un'anima redenta, è il mistero stesso di Dio per noi.
Feb 16
|18:18
Domenica, 14 febbraio 2010, ho visto l'assoluto, nella forma della follia. Un dono senza redenzione.
Spazi infiniti di pura ripetizione ossessiva. Assenza dell'io, del senso, di fine e causa, di consolazione.
Persino il distacco dall'io celebrato con distacco, anzi, privo di celebrazione. La prigione dell'anima
smascherata da Yayoi Kusama mi ha strappato più di un sorriso di vittoria, più di uno sguardo affettuoso
per chi sa mettere a nudo se stesso con tanta innocenza. Lo sguardo dell'assoluto coincide con lo sguardo
sul nulla, ed è pura liberazione, con quel pizzico d'ironia che dice il pieno dominio della follia che signoreggia
su un'anima. Dio, in una stanza vuota, s'espande all'infinito senza incontrare ostacoli. Più che una mostra,
una meditazione ascetica.
Feb 02
|20:59
Esula dallo scopo del presente lavoro offrire soluzioni ai problemi
sollevati e alle sollecitazioni prodotte dalla lettura analitica. In ogni caso, l’analisi è stata
condotta in modo tale che insieme al testo fosse restituita anche la sua interpretazione teologica.
Il bersaglio grosso dell’opera è costituito indubbiamente dalla questione di fondo: che rapporti intrattiene Dio con la storia? A quale livello dell’esperienza si colloca tale questione? Senza voler dire nulla più che un accenno, abbiamo trovato molto brillante il modo di restituire il divino come ciò che non solo afferma se stesso assolutamente ma “riceve” dall’uomo persino la propria identità in quanto nella religione Dio e l’io si corrispondono come i due poli di una relazione dialettica. Ciò postula un legame che costituisce il compito della teologia che in merito potrebbe osservare che la linea di continuità che Mann individua tra apoteosi dell’uomo e kenosi di Dio non restituisce la complessità del legame dialettico tra il Creatore e la creatura giacché tra essi è posto uno iato che è realmente significato dallo scandalo della morte, ultimo baluardo della volontà umana che in nessun modo può esser superato in alcuna forma di autoesaltazione, sia pure in una forma solenne, perché appunto la costituisce come tale.
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